La domanda che ogni genitore prima o poi dovrà farsi è questa. Cosa fare? Cedere alla tentazione di acquistare uno smartphone ai più piccoli o resistere strenuamente come ultimo baluardo della lotta alla tecnologia in tenera età? Le motivazioni per scegliere di fare una cosa o l’altra sono tra le più disparate, siano esse tra i favorevoli che tra i contrari. Come sempre la realtà ci pone quindi dinnanzi ad una fronda di adulti che, alla pari dei guelfi e dei ghibellini si contendono una ragione che può avere tra gli sconfitti solo i bambini. C’è chi sostiene che il telefono fa parte della vita di un adulto da non meno di 15/20 anni e che quindi sia normale regalarlo ad un bimbo di 8 anni. C’è chi invece, pur mantenendo la fermezza di un novello cerbero a guardia della salute dei propri figli, decide di “darlo in gestione” per un periodo limitato di tempo – o almeno si spera -. Ci sono poi i convinti “negazionisti”, l’altra faccia della medaglia. Il cellulare è un oggetto che tra le mani dei bimbi non potrebbe fare altro che danni, quindi non se ne parla. Nei mesi scorsi è stata condotta una piccola ricerca in una scuola del sud Italia dal sottoscritto in team con altri psicologi proprio sull’argomento “cellulare ai bimbi” (ma non solo) e su quelle che potrebbero essere le conseguenze sul piano psicologico di un abuso dello stesso e di altri dispositivi digitali. Il dato è ancora grezzo – quindi in elaborazione – ma prossimamente verrà reso noto con la speranza che possa poi essere discusso. Nel frattempo cosa fare? Ogni genitore dovrebbe guardare prima a sè stesso ed all’esempio che da ai propri figli quindi capire quanto di questo desiderio sia frutto di un rispecchiarsi nei propri figli e viceversa o sia un naturale desiderio dei pargoli. Sta di fatto che la ricerca, come è successo per i vaccini, sta fornendo dati sempre più concreti tra la correlazione di alcuni disturbi e l’uso dei dispositivi elettronici, sarebbe quindi opportuno rendersi conto che lo smartphone non è solo un telefono e che nessun dispositivo elettronico potrà mai essere un surrogato di quel fabbisogno affettivo di cui tutti i bimbi necessitano ma a cui, spesso, viene negato. La motivazione per cui ci si è soffermati brevemente su questo tema, non ha quindi la pretesa di rinforzare alcuna teoria né tantomeno incidere sul libero arbitrio del lettore ma solo quello di fornire un, seppur modesto, parere sul tema sul quale di sicuro si tornerà a discutere.

 

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